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November 05 Morte: l'occasioneE poi voltò l'angolo,
sapendo che dove andava non era la via giusta. Qui incontrò la morte che gli chiese: "Vuoi venire con me?" Certo in stato confusionale in un primo momento, ma ancor più certo di ciò che realmente voleva, non a caso imboccò quella strada, lentamente pensò ad ogni felicità, pensò a tutti coloro che in qualche modo lo avevano amato, pensò alle risate e al suo sorriso che piaceva a molti, pensò a quanti gli avessero detto: sei una grande persona... Ma il tempo scadeva, non poteva perdere altro tempo... Urgeva una risposta... andare o meno, prendere al volo l'occasione o lasciarsela scappare. Lentamente, quanto basta per prendere tempo e un pò di fiato per rispondere,
guardò dritto negli occhi alla morte.. e mentre il labbro inferiore tremava e la vista iniziava ad appannarsi, e le lacrime ricordavano le camminate sotto la pioggia formando un tutt'uno, formulò: Va bene, andiamo... ma ad una condizione:
ti volterò le spalle in questo momento e mi chiamerai a te chiamandomi: giusto. Vienna, 3 Aprile 2007
April 14 .Hey ti aspetto.
Vestiti di fiori stasera per me,
vestiti e profumati e trova il meglio di te. Per stare con me.
Già t'amo e sei stupenda.
Ma presta attenzione:
Ti amo finchè i passi saranno sotto controllo,
finchè questi abbiano piacevole cadenza. Altrimenti:
vestiti pure di fiori stasera per me,
vestiti e profumati e trova il meglio di te. Mentre il mio meglio, tiene giustamente le dovute distante, dal tuo mondo imperfetto. February 26 Il SuicidaAl suicida non bisogna dirle di non suicidarsi perché non capirebbe la gravità del gesto (ammesso che questo gesto sia grave).
Bisogna bensì dirle di farlo con forza, di suicidarsi il più presto possibile, altrimenti rimane in colpa. Tutto questo che significato ha? Il suicida trova solo contrasti, difficilmente trova consensi.
Dicendole “non suicidarti” troverà difronte a se una persona comune non in grado di capirlo (ne si sforza minimamente per farlo),
una delle tante che dice la stessa cosa: “Non farlo”.
Dicendole “suicidati” invece, questi avrà sicuramente più titubanza difronte al gesto; approvando il dolore che troverà nel suicidio, troverà questo sicuramente più doloroso in confronto ad un “guarda che soffri”. Approvate il suicida e questi non si troverà solo, penserà che non sia il solo a "pensarla in questo modo" e a trovare questa via d’uscita giusta. Potrebbe pensare insomma (inconfutabilmente) che in fondo se già due persone approvano la stessa cosa, sono già due e non uno, quindi ce ne potrebbero essere altrettanti.
Al limite sarebbero due “i malati” (i colpevoli) ma mai uno solo. E se si trova davanti uno che è più avanti nella “malattia suicida”, dirà e chiederà le stesse cose che "normalmente" si dicono a un suicida. Non morirà da solo, non si sentirà solo. E in caso, nel suicidio ti porterà con se. Gennaio 2007 |
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